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Jean GionoCollina - 1929
Possono le parole di un vecchio morente trasformarsi in profezie funeste per la piccola comunità che anima uno sperduto villaggio provenzale?

Sono solo il delirio di un alcolizzato o piuttosto lampi di saggezza destinati a sconvolgere le certezze di chi le ascolta?

E se avesse ragione il vecchio Janet, se gli animali, le piante e perfino le rocce fossero parte di un’immensa creatura, pronta a schiacciare gli uomini che con presunzione credono di poterne arbitrariamente disporre?

Se la collina davvero fosse viva e animata, allora sarebbe meglio non conoscerne il segreto.




Il mondo rurale, crudo, potente, anche oscuro eppure bello… ma di una bellezza selvaggia e tremenda, senza torniture romantiche, senza sconti alla nostalgia.

Avevo visto l’agonia del vero Janet e ho cominciato a scriverne; avevo visto quest’uomo che moriva strappandosi i serpenti di dosso.

D’altro canto, camminavo spesso sulle colline straordinariamente selvagge che si trovano a nord di Manosque, e durante queste escursioni pomeridiane, sotto i venti impetuosi dell’autunno e dell’inverno, spesso mi capitava di provare paura: avevo paura perché mi trovavo solo in mezzo a questi strani cespugli e in mezzo a questi alberi che gemevano.

D’altra parte, la lettura dei greci mi aveva fatto conoscere la presenza di Pan.
Perché non immaginarmi in quell’epoca?
Mi apparve cosa del tutto naturale.
Letteratura di qualità contro il conformismo, l'omologazione e la prepotenza dei grossi. Queste parole di Marcello Baraghini ben rappresentano il tipo di letteratura che vogliamo proporre.
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