Rotondo, ovvero morbido, levigato, avvolgente: nella nuova cultura dei consumi il vino non si beve, si degusta.
Alle prese con un linguaggio sempre più tecnico ed esoterico, gli enofili cercano di muoversi con disinvoltura fra terroir e crus, giurie e sommelier, wine auctions e classificazioni, degustazioni e concorsi, vini quotidiani ed etichette dal valore astronomico, oltre che – naturalmente – tra vigne e cantine.
Se il filo conduttore è il piacere della conoscenza, la ricerca dell’eccellenza e l’amore per la qualità, molteplici sono gli approcci: il vino è passione, hobby, educazione al gusto, così come studio, lavoro, profitto, distinzione sociale, e anche arte, collezione e comunicazione.
Accompagnandoci nell’esplorazione dei tanti e sfaccettati mondi del vino, il libro illustra quel grande racconto sociale che sottende la nuova cultura del bere nei suoi tratti qualificanti, mode e snobismi compresi.
Perché se un buon connaisseur sa tutto dell’annata migliore, un wine snob conosce il nome del cantiniere.
Gianmarco Navarini insegna Sociologia della cultura ed Etnografia nell’Università di Milano-Bicocca.