Dai primi brindisi al tempo del muto ai recenti film che esplorano il mondo del vino dal punto di vista dell'economia e del costume: Antonio Attorre con Château Lumière. Brindisi ed ebbrezze al cinema mostra come il vino sullo schermo sia simbolico, identitario, narrativo, metaforico.
Gli aspetti legati a un mutato consumo del vino, poi, alla sua diversa fruizione rispetto a una dimensione quotidiana, ne accrescono rilevanza sociale e densità simbolica.
Per questo il libro è anche un prezioso strumento di analisi sociologica e antropologica.
Château Lumière si apre con la classificazione dei filoni tematici e degli stereotipi attraverso i quali si legge la presenza del vino sullo schermo, per raccontare poi la fortuna del vino al cinema nelle diverse epoche e nei diversi Paesi e offrire infine un excursus su film nei quali il vino è presente come elemento significativo: come connotazione socio-economica, in funzione narrativa, come spia del prestigio o del ruolo rivestito nell'immaginario collettivo.
Da Hitchcock a Chabrol, da Tavernier a Iosseliani, da Wilder a Kaurismaki, si rilegge la storia del cinema con il filtro di una coppa di Champagne o di un bicchiere di Chianti. In appendice, una puntuale bibliografia e una ricca filmografia.