Sergio è un giornalista precario in una testata locale. Per lui il potere comunicativo della parola è tutto.
Pressato da un’incerta condizione lavorativa che non gli dà più stimoli e da una compagna con cui non riesce ormai a dialogare, si sente smarrito ed entra in crisi.
Il solo modo per andare alla ricerca di sé e capire quale strada intraprendere nella vita sarà per lui riconnettersi con la propria terra d’origine, l’Altopiano dei Sette Comuni, e con la sua gente.
Qui avrà modo di ristabilire legami rimasti in sospeso: dapprima con suo zio Michele, allevatore, al quale darà un aiuto durante l’estate, quindi con suo fratello Antonio, che gestisce un albergo e col quale i rapporti non sono mai stati facili.
Ma qualcosa tra di loro sta per cambiare e il loro ritrovarsi non sarà immune da profonde conseguenze.
Stringere nuove relazioni umane, misurarsi con le storie degli altri lo condurrà a percepire il senso intimo della montagna, che nel corso dell’ultimo secolo ha visto lentamente sbiadire le antiche tradizioni secolari dei padri e delle madri, e a riflettere sulle proprie radici, sul proprio destino e sull’importanza di saper superare i confini, territoriali o interiori, per ritrovare se stessi.
La storia dei luoghi, il senso dell’abitare una data terra diventano, così, metafora di appartenenza e chiave di comprensione del presente. In un romanzo di formazione, che è ad un tempo storico, politico e familiare, Sergio indaga, lungo le stagioni delicate della propria vita, il complesso nodo contemporaneo che lega uomo e montagna, società e ambiente, e medita sul futuro delle terre alte.
Giungendo, così, a prendere coscienza di come l’universo montano stia vivendo oggi una delle sue stagioni più fragili.