Il '68 è una data simbolica e come tale funziona alla perfezione.
In realtà tutto cominciò prima, nel '66, nel '67 e la sua onda si prolungò ben oltre, fino al '78, al '90, persiste a tutt'oggi nelle derive dell'irriducibilità delle scelte che si contrappongono all'appiattimento del presente.
In questa ragnatela di date e numeri è rimasta impigliata un'intera generazione agitata da speranze, utopie, sogni che a volte si sono purtroppo trasformati anche in incubi.
Da allora i giovani hanno smesso di essere una semplice e fastidiosa fase di passaggio ormonale dai foruncoli alla maturità e hanno affermato il loro diritto ad esserci, a contare, a parlare, ad obiettare anche.
La loro voce ha ricoperto muri, giornali, volantini, è rimbalzata nelle piazze, nelle canzoni, negli slogan, nella radicalità dell'esistenza.
Alle parole impagliate, imbavagliate di una società impettita, indispettita per tanto baccano si sono sovrapposte parole infuocate di gioia, di rabbia, di amore, di odio.
Ora sono di nuovo loro, le parole, a testimoniare direttamente di un decennio che fu tumultuoso come soltanto la passione può esserlo.