Gli manca un venerdì, si usa anche dire di persona dal comportamento strano, insomma un pò tocca.
Con un gioco di parole, potremmo dire che il venerdì di cui si sentì defraudato Topolino quel 15 gennaio 1940 - che lo vide nei primi quadretti della nuova storia scritta per lui (e per la Disney) come le precedenti da Floyd Gottfredson, autore anche dei disegni a matita, intitolata nell'originale Mickey Mouse and Education of Thursday - era il "selvaggio" di quell'isola in cui egli finì naufrago (per finta cinematografica) circa un anno prima col Naufrago per eccellenza Robinson Crusoe.
Venerdì era un tipetto dalla furbizia lunga di cui si doveva tenere conto e... diffidare.
E il nostro Mickey doveva attendersi da essa qualche sorpresa.
Infatti, con la cassa postale che gli viene recapitata dall'Africa insieme a qualche banana, Venerdì gli manda un proprio sosia-gemello da lui ribattezzato Giovedì. Selvaggio allo stato brado.
Per chi ancora non conoscesse questo autentico "classico" della serie d'oro delle Grandi Storie di Topolino - pubblicato per la prima volta in Italia sulle pagine del settimanale (in formato lenzuolo, allora) Topolino, nei mesi estivi-autunnali di quello stesso 1940, mentre il Paese, con gl'italiani dentro, era appena stato trascinato nel rovinoso, contraddittorio, tragico secondo conflitto mondiale - se lo gusti ora.
Vedrà che si tratta di un intreccio stordito di pura evasione.
Un pretesto, in continuazione, giocato sulle già parodistiche strisce dell'immortale opera di De Foe.
In qualche modo senza tempo come molta della "favolistica" targata Walt Disney (salvo impennate di ripensamento che alla favola aggiungevano motivazioni inquietanti legate al presente sociale e politico degli States).
Qui giocata in area metropolitana e dotata d'una idea centrale, in cui è coinvolto Pippo, di esplodente ilarità.