Ormai da lungo tempo Titus Burckhardt viene considerato, insieme a Eliade e a Guénon, uno dei maestri indiscussi della tradizione spiritualistica.
Dopo “La chiave spirituale dell’astrologia musulmana” si propone ora questa raccolta di saggi dove, tra la varietà e la singolarità degli argomenti trattati, è individuabile un grande tema centrale dell’opera di Burckhardt, ben riassunto da un brano dell’ultimo saggio: “Chiedete alla scienza tradizionale: che cosa è l’uomo? Essa vi risponderà con metafore - le narrazioni bibliche e coraniche della creazione di Adamo - che si sarebbe tentati di respingere come mitologia desueta, se non si intuisse che tali storie implicano una profonda visione dell’uomo, troppo profonda per essere racchiusa in definizioni razionali.
E il primo dato che ne ricaviamo è che che l’uomo ha una causa unica, la quale si situa al di là di tutte le contingenze, e che la sua esistenza sulla terra ha un senso.
Questo senso - o questa visione dell’uomo - non ha nulla a che fare con una scienza empirica: non lo si potrebbe ricostruire partendo dall’esperienza e dal ragionamento, poiché esso concerne l’uomo non sotto il rapporto della sua esistenza spaziale e temporale, ma “sotto il rapporto dell’eternità”.