Recensione apparsa su ANAC Notizie gennaio/febbraio 2002, a cura di Mario Gennero.
Il ritorno in libreria di un libro di Patrizia Carrano costituisce sempre una gioia per il lettore che sa apprezzare una scrittrice dalla scrittura apparentemente facile, precisa, accattivante che sa affascinare ed attirare l’attenzione fin dalle prime pagine e lo coinvolge sempre di più. Il cavallo dei miracoli è il frutto di una felice collaborazione tra due appassionati ed esperti di cavalli, di due cultori del bello: la scrittrice ed Ermanno Mori, allevatore, proprietario di trottatori illustri, collezionista, ideatore del Museo del Trotto di Civitanova Marche ed in questa occasione anche editore. Tempo fa a Vignale, in Maremma, si era svolta una mostra sugli ex voto nei quali era coinvolto il cavallo. Si trattava di grazie ricevute dopo incidenti nei quali era stato coinvolto il cavallo, salvato grazie all’aiuto della Madonna. L’autrice ne ha selezionati 86; tavole semplici, di pittori anonimi, in gran parte dipinti con tecniche naif, datati a partire dal sec. XVI fino a giungere all’Ottocento, provenienti da celebri santuari mariani italiani. La parte iconografica del volume di grande formato, ben curato nella parte grafica, un gradito libro-strenna, è preceduta da un lungo racconto dell’autrice de L’ostacolo dei sogni – Milano, Rizzoli, 1992 -. Ne è protagonista un purosangue Beau Regard “che conservava ancora intatta la potenza, l’armonia e l’eleganza della sua razza”: Il cavallo condivide con il proprietario di un piccolo circo le vicissitudini di una vita difficile. Un uomo che per la passione dei cavalli si era rovinato l’esistenza, sempre in lotta con il mondo per superare le difficoltà economiche, ma che, fin da bambino, era stato attratto dai cavalli. “Lorenzo Longhi – il protagonista – era figlio d’un farmacista, e chissà mai perché fin da bambino aveva pensato sempre e soltanto ai cavalli. Aveva appena tre anni, e già s’incantava per delle mezz’ore davanti ad un morello dall’occhio furioso e dalla gualdrappa blu che abitava la parete di fianco alla sacrestia. Il cavallo era dipinto su un ex voto del 1830: travolgeva il proprio cavaliere sotto lo sguardo benedicente d’una madonnina assisa fra le nuvole. ‘Così piccolo e già incline alla fede?’ aveva domandato speranzoso il parroco. ‘Gli piace l’animale’ aveva ribadito secca Franca, la tata di casa, che coi preti l’aveva su per tradizione. Il padre era un anarchico e il suo nome per intero era Franca Contea...” Cresciuto, Lorenzo si era dedicato ai cavalli lavorando n