Una galleria d'arte, in fondo, proprio come quella che il Louvre dedica ai grandi artisti italiani, Les Italiens, ritratti accesi, cangianti, illuminanti e illuminati, in questo caso quelli di tutti i grandi protagonisti dell'equitazione italiana, dai più celebri a quelli poco conosciuti ma non per questo meno importanti.
Perché, come osserva giustamente il generale Ludovico Nava nel presentare il suo libro, la casta equestre non è formata come molti credono da nobili e ufficiali di cavalleria, ma da veri uomini di cavalli, l'unica vera élite di questo sport.
Oltre cento personaggi sfilano nelle pagine del volume, in cui la passione di chi ha eletto il cavallo a nume tutelare della propria vita scorre parallela alle diverse umanità rappresentate, un'icona di carta e inchiostro in cui le peculiarità di ognuno si sommano a quelle di chi precede e di chi segue, con un senso di divenire, di appartenenza, di esserci stati.
L'autore, azzurro del completo (quinto a squadre a alle Olimpiadi di Roma), giudice internazionale di dressage e di completo, nonché fecondo scrittore, dimostrando rara intelligenza conclude la sua fatica con un omaggio al più oscuro fra tutti i protagonisti descritti nel libro, che spaziano dai fratelli D'Inzeo a Lequio di Assaba, da Mancinelli a Mangilli, da Jappeloup a Posillipo. Un ignoto eroe di tutti i giorni, senza il quale “... non esisterebbe lo sport equestre”: il cavallo da scuola.