"Un villano di si deforme aspetto che più d'orso che d'uomo ha figura, ma di tanto alto e nobile intelletto..."
Così è descritto Bertoldo, il brutto ceffo che dai monti spennacchiati sopra Verona, dove vive con la moglie Marcolfa e il figlio Bertoldino, viene convocato alla corte di Alboino, re dei Longobardi, che tiene il suo seggio a Castel san Pietro, nella bella città di Verona.
Tra i due va in scena la celeberrima disfida a colpi di arguzie e facezie, di massime e proverbi, dove il montanaro si dimostra uomo "di scarpe grosse e cervello fino", tanto da meritarsi prima dell'odio dei cortigiani e i rimproveri della regina, poi l'affetto del re che lo vuole tenere alla sua corte come suo consigliere.
La fiaba del brutto e astuto montanaro edel potente e stupido re, pubblicata a inizio Seicento da Giulio Cesare Croce, poi diffusa e tradotta in tutto il mondo, viene raccontata qui in un nuovo adattamento teatralizzato da Alessandro Anderloni, che su quei "monti spennacchiati" è nato e lassù ha raccolto le antiche leggende su Bertoldo, e illustrata dalla fantasia policroma di Amaranta De Francisci.