Questo romanzo inedito di Alberto Manzi ci parla della violazione dei diritti umani, della sopraffazione nel nome della «democrazia», del progresso e del profitto, del dominio delle Compagnie statunitensi sulle popolazioni dell’America del Sud.
Tutto questo compone la realtà degli abitanti di Pura, piccola città amazzonica dove la popolazione è costretta a lavorare in condizioni di schiavitù per l’Amazon Company.
Altrettanto schiacciati sono i reclusi, in gran parte per motivi politici, della prigione che sorge ai margini della città, e tutti i naturales che vivono nelle campagne circostanti e che soggiacciono al dominio del «signore della terra».
Imponendo «la legge» costruita da loro, i «signori in nero», rappresentanti della Compagnia, reprimono nel sangue ogni atto di ribellione.
Ma la gente di Pura, grazie all’aiuto di Don Juanpablo e di Don Julio, alla rabbia interiore della giovane Nàiso, all’ingenuità del vecchio Gongo, alla fantasia del piccolo Harguendo, alla sensibilità delle donne, prende coscienza di sé e capisce che solo la solidarietà, la resistenza passiva, la rivolta non violenta, l’educazione e la scuola intese come momento fondamentale della crescita dei singoli e di un popolo e come luogo di esercizio della democrazia («Lì discutiamo. – dice Harguendo – E se io prima penso di avere ragione, discutendo scopro che anche gli altri hanno pezzetti di ragione.
Così io cambio il mio pensiero, e anche gli altri cambiano pezzetti dei loro pensieri. Così cerchiamo di sapere la verità delle cose».), sono le armi che la porteranno ad affrancarsi e a riconquistare la propria dignità di esseri umani. «Discutendo, crescevano insieme, vecchi e ragazzi, esperienza e fantasia».