Diceva Hemingway che la magia della scrittura risiede nel saper trasferire le proprie personalissime esperienze al lettore, affinché quello arrivi a riconoscerle come proprie. Chi legge libri, partecipa di infinite vite altrui. I viaggi di Roberto Ferrucci, in questo suo Andate e Ritorni. Scorribande a nordest, depositano in chi legge un ricordo difficile da cancellare. A bordo di una vespa cinquanta rosso Firenze (vespa con la “v” minuscola, come l’insetto), Ferrucci percorre il Veneto senza seguire alcun percorso preciso. Ciò che gli interessa è l’andare stesso, il raccogliere liberamente immagini, impressioni, colori. (...) Ferrucci non fa nessuna sociologia. Non spiega né vuole farlo. Il suo è, in effetti, un viaggio emotivo. Racconta ciò che vede, ma il racconto conduce costantemente a un altrove costituito intorno alla sensibilità acutissima dello sguardo. Il Veneto che esce da questo piccolo, prezioso libro, è molto simile alla regione che crediamo di conoscere da sempre. Simile, ma non uguale. Lo scarto - decisivo - risiede nell’apparente casualità del movimento, nella deliberata vaghezza dei percorsi. Capaci di restituire, alla fine, una delle mappe più nitide e suggestive che ci sia mai capitato di incontrare.
(Romolo Bugaro)
Roberto Ferrucci è nato a Venezia (Marghera) nel 1960. Ha pubblicato nel 1993 il romanzo Terra rossa (Transeuropa, poi Fernandel 1998; ora Amos Edizioni); nel 1999, Giocando a pallone sull’acqua. Venezia e il Venezia in serie A (Marsilio). Con Solitudine partecipa alla raccolta di racconti I nuovi sentimenti (Marsilio, 2006). Nel 2007 pubblica per Marsilio il romanzo Cosa cambia.
E' traduttore (Jean-Philippe Toussaint, Jean Echenoz); insegna Scrittura Creativa alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Scrive su alcuni quotidiani. Il suo sito è www.robertoferrucci.com