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Matteo GuarnacciaDavid Bowie play book

Non è né semplice né scontato affrontare la storia di uno dei più originali artisti contemporanei, specialmente se si tratta di un signore londinese con ascendenze aliene, o viceversa, che ha reinventato la sua immagine così tante volte, da pensare lui stesso di essere in realtà 'una donna coreana sovrappeso'.

Ho provato la piacevole sensazione di essere risucchiato nell'orbita della sua intelligenza continua, della sua capacità di essere 'naturalmente' artificiale, sia nella musica sia nello stile.

Ero già a metà del mio lavoro, immerso nel suo rutilante mondo-stavo disegnando proprio il suo volto - quando mi è giunta la notizia della sua partenza dal pianeta Terra.

È stato un evento di pura sincronicità, la sensazione che si fosse creato un legame magico.

Ho subito pensato a una beffa ben riuscita: l'Uomo delle Stelle, il Pierrot pansessuale, me l'aveva fatta ancora una volta.

Come quando, nel 1972, la visione epifanica di Ziggy mi aveva spinto ad abbandonare il mio look folk-psichedelico per sintonizzarmi con la Space Oddity, mascara a evidenziare gli occhi e un paio di scarponcini da boxe spruzzati di vernice argentata ai piedi.

Non lo ringrazierò mai abbastanza per aver contaminato il mondo ruspante della pop music con la sofisticatezza intellettuale, e allo stesso tempo il mondo snob autoreferenziale dell'arte con la follia del rock.

Matteo Guarnaccia
Fumetti e grafica sotterranea (ma non solo).
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