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Padre Adam
Apicoltura all'abbazia di Buckfast
le memorie del padre dell'apicoltura moderna
 
Finora sconosciuto al pubblico italiano nonostante sia stato pubblicato nel 1975, questo libro in paesi come Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti viene considerato da decenni un classico della letteratura apistica. Raccontata in prima persona la storia di un eccezionale lavoro pionieristico nel campo dell'allevamento e della selezione delle api, un racconto che nello stesso tempo è un'esemplare introduzione all'apistica moderna.Facile ed entusiasmante, il libro racconta sessanta anni di lavoro, di progressi e studio, ed è una ricchissima miniera di riflessioni e consigli pratici su come intendere e praticare l'apicoltura ottenendo eccellenti risultati nel pieno e naturale rispetto delle api, dell'ambiente e del lavoro dell'uomo.

"Questo libro non è un manuale, ma un rendiconto generale dell'apicoltura che abbiamo sviluppato a Buckfast. Come si potrà osservare ogni attrezzo dell'equipaggiamento, ogni operazione, ogni aspetto della conduzione è stato studiato per conseguire i migliori risultati possibili mirando, da parte nostra, a raggiungere il minimo impegno e il massimo risparmio di tempo. Contemporaneamente abbiamo cercato di prestare il dovuto riguardo ai comportamenti e agli istinti dell'ape. Pur dotata di una meravigliosa capacità di adattamento, essa non permette di ignorare i suoi immutabili istinti e la sua organizzazione davvero stupefacente senza che ci si ritrovi poi a pagarne le conseguenze"

Il monaco benedettino Padre Adam ( Karl Kehrle, nato a Mittelbiberach, in Germania, nel 1898 e morto a Buckfast, in Inghilterra, nel 1996 ) è stato il selezionatore dell'ape Buckfast, varietà apprezzata e impiegata ovunque. Oggi viene riconosciuto universalmente come l'inventore dell'apicoltura intensiva.Inviato all'abbazia di Buckfast all'età di undici anni dalla madre per problemi di salute, inizioò a lavorare con le api nel 1915. Si trovò a fronteggiare l'epidemia di acariosi che nel 1916 sterminò l'ape britannica, e la superò facendo ricorso all'ape italiana. Da questa esperienza nacque nel 1917 l'ape Buckfast. Nel 1925 creò la stazione d'accoppiamento di Dartmoor dove, nel corso dei decenni, studiò le api che durante i suoi viaggi raccoglieva in Europa, Medio Oriente e Africa.Premiato con i massimi riconoscimenti per la sua attività scientifica e di ricerca, Padre Adam è stato autore di studi fondamentali per l'apistica moderna. Ha lavorato con le sue api fino all'età di novantatre anni.


isbn: 9788898186006
pagine: XIII + 157
formato: 15 x 21
lingua: Italiano
anno pubblicazione: 2011
euro 15.00
 
 titoli correlati
 
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 recensioni
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recensione di bioapi 27-9-2011
Se hai deciso di abbandonare l’apicoltura amatoriale per una più da reddito, Apicoltura all’abbazia di Buckfast di Padre Adam è il libro che non puoi non leggere. E se, dopo averlo letto, un rammarico c’è, è su come mai finora nessuno, prima di Montaonda (la casa editrice che ha curato la stampa nella versione italiana, la traduzione è di Pietro Maggiorelli e Luca Vitali) aveva mai notato il grande valore didattico di questo volumetto; e dire che la sua prima edizione è datata 1974! Questo è un libro i cui concetti, consciamente o inconsciamente, sono seguiti dalla stragrande maggioranza degli apicoltori professionali; io stesso, leggendolo, mi sono stupito nel trovarmi a condividere il modello di apicoltura proposto da Padre Adam (per poi, in questi ultimi anni, provare a superarlo, ma questo lo vedremo in seguito) pur senza aver mai letto nulla di lui (se non qualcosa sulla selezione dell’ibrido conosciuto con nome di Buckfast, e proprio per questo guardarlo con un po’ di scetticismo). 30 anni di apicoltura, per arrivare al punto che Padre Adam aveva così chiaramente sviluppato all’inizio della mia carriera di apicoltore assolutamente ignaro di qualsivoglia nozione apistica. Quanto tempo sprecato, o forse no, se è vero che per apprendere bisogna un po’ faticare… In Apicoltura all’abbazia di Buckfast il lettore può trovare tutti i cosiddetti segreti dell’apicoltura professionale che affascinano tanto gli apicoltori alle prime armi (ma anche no) che incontro nelle mie numerose riunioni annuali. Dall’importanza della forza delle famiglie al pareggiamento degli alveari, dalle pratiche per evitare la sciamatura alla formazione degli sciami artificiali, dall’allevamento delle regine alla nutrizione delle colonie, tutto è scritto - magari non nel modo a cui ci hanno abituati i vari manuali di apicoltura che più o meno meritatamente, quelli sì, riempiono gli scaffali della libreria degli apicoltori - con una prosa davvero piacevole e accattivante. Certo, in questo libro si descrive l’apicoltura globalizzata, quella che si pratica grossomodo in tutti i paesi del mondo cosiddetto occidentale e che in questi ultimi anni, alcuni apicoltori si sentono di criticare profondamente; con questo, però, non voglio per nulla sminuire il lavoro di Padre Adam, e non solo perché il libro lo ha scritto molto tempo fa, quando nessuno ancora parlava di decrescita, ma anche perché, per superare un modello consolidato, prima bisogna conoscerlo approfonditamente. Ma non posso negare che ai miei occhi stride non poco quella che avverto come la grande contraddizione degli uomini di chiesa che, come padre Adam, si sono impegnati strenuamente a piegare la natura (nel suo caso quella dell’ape) al volere dell’uomo, come se dio con la sua creazione avesse potuto fare di meglio. In realtà Padre Adam nel suo libro parla anche di selezione naturale mostrando che, probabilmente, Darvin non gli era del tutto indifferente. L’apicoltura che padre Adam descrive in l’Apicoltura all’abbazia di Buckfast è quella che si fonda sul mito della massima performance produttiva possibile tanto che ad un certo punto si può leggere che la selezione delle api è l’unica che può dare all’apicoltura un incremento economico permanente e progressivo (ma a che prezzo per la salute di Gaia?), che fa il paro con ciò che da decenni i più grandi economisti affermano tronfi ovvero che se non incrementa il PIL il mondo crolla. Eppure la semplice domanda che potrebbe fare un bambino sul perché ogni anno dovremmo incrementare il nostro reddito procapite (forse per dissiparlo nell’acquisto di qualche SUV o vestito firmato?) basterebbe per smontare il castello di carte. Ma, a parte questo, che potrebbe anche essere letta come una mia pazzia intellettuale, l’Apicoltura all’Abbazia di Buckfast rimane un libro colmo, in ogni sua pagina, di nozioni e di consigli utilissimi alla nostra professione e la frase: “Devo forse sottolineare che se il nostro lavoro di sperimentazione (all’abbazia di Buckfast) è principalmente basato sulla varietà Buckfast, risultati in qualche maniera simili verranno conseguiti con la sostituzione di regine e fuchi di origine italiana” gli apicoltori che giocano agli stregoni con gli incroci dovrebbero scriverla sul muro principale del proprio laboratorio. www.bioapi.it
 
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